diretto da Francesca Patanè

luglio-agosto 2005 numero 43-44

C.V.D.

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di Francesca Patanè

Che non sta per "come volevasi dimostrare" (sarebbe troppo banale), ma per "competitiveness voluntarily deleted".
Stiamo parlando della riconferma di Giuseppe Silvestri a rettore dell'Università di Palermo (come volevasi dimostrare, appunto...), ma soprattutto di uno dei più significativi passaggi del suo programma elettorale (che avremmo anche potuto pubblicare integralmente se solo se ne fosse curata un po' meglio la diffusione nell'ambito delle strutture dell'Ateneo).
“Ribadisco con chiarezza – aveva scritto Silvestri per riproporsi ai suoi potenziali elettori – il mio dissenso rispetto alla diffusione del concetto di competitività tra Università che sta pericolosamente diffondendosi nel Paese e sta facendo scadere la virtuosa emulazione tra Istituzioni a modelli consoni a una gara podistica, e la capacità di attrazione dei contenuti e delle idee a modelli reclamistici consoni alla pubblicità di un’agenzia di vacanze”.

Ora, a parte l'implicito e inopportuno disprezzo del Magnifico verso le gare podistiche, la pubblicità e le agenzie di vacanze - tutti e tre differenti espressioni della società in cui viviamo e degne anch'esse di rispetto e considerazione - vorremmo che qualcuno ci spiegasse qual è il confine tra "virtuosa emulazione" (ma le piccole donne sono cresciute: nemmeno loro sanno ormai cos'è "virtuoso") e "modelli consoni a una gara podistica" (qualcuno sa come sono?) e quale la differenza tra "la capacità di attrazione dei contenuti e delle idee" e "i modelli reclamistici consoni alla pubblicità di un’agenzia di vacanze" (che sono finti? ingannevoli? esagerati? Oh, mon Dieu, come sono le reclame di agenzie serie come la Franco Rosso, per esempio, tanto per dirne una, senza intenzioni ... pubblicitarie?).
Vorremmo capire, cioè, in che modo, per ottemperare ai sofismi rettorali, un qualsiasi Ateneo debba muoversi per essere certo di stare lavorando su un terreno di sana e "virtuosa" emulazione e scansando invece le insidie della competitività deleteria (se il Magnifico avrà la bontà di spiegarne le caratteristiche per renderla immediatamente individuabile) a cui nel programma si fa riferimento.
Vorremmo sapere come si può "virtuosamente emulare" fuori dalla competitività che è generalmente la molla che fa scattare il bisogno di emulazione.
E lo vorremmo sapere non solo per soddisfare una nostra personale curiosità, ma per poterlo a nostra volta spiegare - consentitecene l'ambizione - ai maggiori Atenei nazionali e internazionali che, invece, di competitività, promozione d'immagine, messaggi pubblicitari, guizzi d'ingegno e originalità, e bonari ma efficaci "colpi bassi" per sbaragliare la concorrenza hanno fatto i loro vessilli e anche le loro fortune.

Ma che succederebbe - ci chiediamo - se, per assurdo, il rettore Silvestri avesse ragione?
Senza voler drammatizzare, crollerebbe l'ossatura di fior di Atenei che su questi temi - in controtendenza con chi si àncora al passato per timore di perdere la sfida del futuro - invece scommettono, assumendosene anche responsabilità amministrative di non poco rilievo.
Perché la competitività paga (e non è affatto "pericolosa", ci creda, caro rettore), ma costa, anche. E tanto. E i bilanci la devono saper prevedere.

Certo per essere competitivi investendo, per esempio, in campagne pubblicitarie bisogna crederci, prima di tutto.
E fortunatamente anche in Italia c'è chi ci crede. Palermo non docet, d'accordo, ma paradossalmente proviene proprio da Palermo il rettore di una delle più affermate Università italiane che ha affidato a pubblicitari di chiara fama come Giampaolo Fabris i futuri successi del suo Ateneo.
Stiamo parlando di Gianni Puglisi, rettore dello Iulm di Milano, che tra i tanti probabili limiti, ha almeno una qualità certa: un ottimo fiuto. Che lo ha portato lontano dal Paese dei Dinosauri in via di estinzione.
E la campagna pubblicitaria iulmina offerta al dio competitività?
Magari per Silvestri sarà solo "un modello reclamistico consono a un'agenzia di vacanze", ma è stata una delle più efficaci da dieci anni a questa parte e pure oggetto di discussioni interpretative che l'hanno posta al centro dell'attenzione persino degli alienati passeggeri delle metro cittadine.

Tra argomentazioni più o meno condivisibili e dubbi più o meno legittimi, una cosa comunque è certa: l'Università di Palermo - fermi restando gli indirizzi programmatici del suo rettore - tutto farà tranne che seguire le indicazioni dell'Unione Europea, che dà tanto credito alla competitività da aver sentito l'esigenza di creare tre anni fa, all'interno della sua Commissione, un "Consiglio Competitività", allo scopo di "assicurare un approccio integrato al miglioramento della competitività e della crescita in Europa".
E certamente non si mostrerà nemmeno in sintonia (ma questa non è una novità) con il suo ministro Letizia Moratti, che più volte nei suoi interventi pubblici ha posto l'accento sulla necessità di "vincere la sfida della competitività".

Non sappiamo perché il rettore Silvestri sia così critico nei confronti della necessità di essere competitivi e non ne condivida l'importanza al punto da sentire il bisogno di ribadirlo in campagna elettorale.
Ma non vorremmo che, di sofismi in sofismi, egli avesse sposato la tesi (sofistica) della c.v.d. (vedi sopra) per arrivare al più celebre paradosso zenoniano, quello di Achille e la Tartaruga, secondo il quale, come ci ha spiegato Aristotele, il più lento corridore non sarà mai raggiunto nella sua corsa dal più veloce.
Che è come dire "tranquilli, che l'Università di Palermo non la raggiungerà mai nessuno"...


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