maggio 2006 numero 53

speciale
Carte in tavola,
ovvero "Ateneo Palermitano" di Francesca Patanè
Facciamo finalmente chiarezza sull'argomento testata
 

di  f. p.

Credo che a questo punto sia arrivato il momento di far conoscere a tutti i lettori - che ora sono veramente tanti - com’è nato “Ateneo Palermitano” di Francesca Patanè.
Fare chiarezza è un mio dovere, ma è anche un mio diritto, perché tante cose sono state dette, e scritte, che non corrispondono alla realtà oggettiva dei fatti.

Premessa
 L’art. 7 della legge sulla stampa prevede la decadenza di una testata se la pubblicazione si interrompe per più di un anno dall’ultima uscita e per più di sei mesi se a non essere pubblicato è il primo numero di una nuova testata.
E’ possibile, se un editore è interessato ad ufficializzare la decadenza della sua testata prima dell’anno previsto dalla legge, che egli ottenga formalmente la chiusura dal Tribunale, ma questa è solo una via più rapida di chiusura, e non un obbligo o peggio una condicio sine qua non, in quanto, dopo un anno di inattività, la testata decade automaticamente.

Antefatto. Cronistoria della testata
 “Ateneo Palermitano”, organo di informazione dell’Università di Palermo viene pubblicato per la prima volta con un numero unico (in attesa di registrazione) nel 1950 per volontà dell'allora rettore dell'Università Lauro Chiazzese che, nello stesso periodo, diede vita all'Istituto Superiore di Giornalismo dell'Ateneo di cui per Statuto lo stesso rettore è presidente.
Nel marzo del 1951 con registrazione n. 5 del 27 febbraio 1951 esce il primo numero (direttore responsabile Tommaso Foretta).
Rimane attivo fino al fascicolo n. 9 (settembre) del 1968 (anno 18° dalla sua nascita), come testimoniano le copie d’obbligo depositate presso le biblioteche nazionali centrali di Roma e di Firenze e presso la biblioteca centrale della Regione siciliana di Palermo.

Dall’ottobre del 1968 al maggio del 1975 la rivista non viene pubblicata: in base alla legge sulla stampa decade.

Con nuova registrazione del 12 maggio 1975 (n. 9/1975) ne viene autorizzata di nuovo la pubblicazione (direttore responsabile Ettore Serio).

L’Ateneo, tuttavia, lascia scadere il periodo di sei mesi stabilito dalla legge e pubblica solo nel febbraio del 1977, utilizzando dunque una registrazione (la n. 9/1975) decaduta in partenza, e indicando, peraltro, come direttore responsabile, Massimo Ganci, che invece viene autorizzato dal Tribunale soltanto il 4 agosto del 1977.
Le pubblicazioni di questa nuova edizione continuano fino al fascicolo n. 21/22 del 1980.

Nel 1994, dopo 14 anni di silenzio, dai vertici dell’Ateneo ricevo “l’incarico speciale” di riportare in vita il giornale.
Per consentirmi un più agevole accesso alle informazioni, dalla Biblioteca centrale di Scienze politiche dove lavoravo vengo spostata allo Steri, sede del Rettorato e dell’Amministrazione centrale.
Curo l’iscrizione del rettore Antonino Gullotti negli elenco speciale dell’Ordine dei Giornalisti per potergli consentire, pur non essendo giornalista, la direzione responsabile (io ero stata nominata direttore editoriale) e nel novembre del ’94 va in stampa il numero zero della nuova edizione di “Ateneo Palermitano” in attesa di registrazione, ottenuta poi il 21 dicembre (n. 35/1994).
Dal 1994 all’ottobre del 1996 il giornale esce con puntualità, si afferma, cattura l’interesse della rivista “Universitas” che dedica all’Università di Palermo e alla sua iniziativa editoriale uno speciale.

9 maggio 1997. Scelte “politiche” su cui non ero in grado di incidere, ma che avevo cercato di contrastare temendo che l’indipendenza della testata stesse entrando in gioco, spostano la redazione e me al Laboratorio di Giornalismo della Facoltà di Scienze della Formazione, dove – mi dicono - gli studenti del corso di laurea in Giornalismo (la cui istituzione aveva indotto l’Ateneo a rinnegare il già citato Istituto Superiore di Giornalismo di più lunga tradizione, ma con identiche e, a quel punto, formalmente ingiustificabili finalità: ma questa è un’altra storia che è possibile approfondire leggendo l'editoriale e il primo articolo del numero 11/2002) avrebbero potuto da un lato facilitare la loro scalata verso gli ambìti titoli professionali, dall’altro contribuire a un’ulteriore affermazione del giornale.
La realtà, però, è diversa dai progetti ufficialmente dichiarati e ogni cosa, al Laboratorio, gioca a sfavore della prosecuzione del giornale.

Ottobre 1997. Per evitare il rischio di decadenza della testata curo, con mezzi di fortuna (il contratto con la tipografia era intanto scaduto) e con la preventiva autorizzazione del rettore ancora direttore responsabile di “Ateneo Palermitano”, l’uscita di un altro numero del giornale la cui diffusione, nonostante il "visto si stampi" apposto dal rettore nella qualità di direttore responsabile, viene materialmente bloccata, ma che, grazie alle copie d'obbligo regolarmente depositate, salva la testata ancora per un anno.

Nel novembre del 1998, non essendoci state altre pubblicazioni, la testata decade; d'altra parte i miei ripetuti tentativi di mantenere in vita il giornale fino al giugno di quell'anno (motivi personali successivamente mi tengono a lungo lontana dal servizio) erano andati tutti a vuoto.

Si conclude così la mia attività di giornalista all’Università di Palermo. Tornata in servizio vengo infatti restituita al ruolo di bibliotecaria.

Dal giugno del 2001 al maggio del 2004 ancora una lunga e ininterrotta assenza dal servizio.
Decido in quel periodo di tornare a dedicarmi con maggiore continuità a quello che amo fare di più: scrivere.
Ripenso a “Ateneo Palermitano”: brutto destino. Morto tante volte e tante volte resuscitato. Fino all’abbandono consapevole da parte di chi con una sospensione "obbligata" ne aveva siglato la decadenza.

Chiedo al Tribunale notizie della testata: “Libera e disponibile” è la risposta.
Così registro a mio nome “Ateneo Palermitano” (n. 16 del 12-13 luglio 2001),  periodico di informazione universitaria: un giornale “libero” e ad iniziativa privata che non è organo di informazione ufficiale dell’Ateneo, come preciso anche sull’ editoriale del primo numero (settembre-ottobre 2001).

Che cos'era accaduto alle mie spalle…
Il nuovo rettore Giuseppe Silvestri (e con lui tutta la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Palermo), apparentemente ignorando l’esistenza di tre anni di pubblicazione dell’edizione ’94 e senza mai sollevarmi dall’incarico di direttore editoriale, aveva dato a mia insaputa alla giornalista Marina Pino l’incarico di progettare il mensile dell’Ateneo.

Il nuovo “Ateneo Palermitano” viene presentato alla stampa come “nato da un’idea di Marina Pino”: nessun accenno all’ edizione ’94, come non fosse mai esistita. (L’attendibilità della mia fonte è indiscutibile).

Ma quel giornale non è in regola con le leggi sulla stampa, non viene registrato al Tribunale (ecco perché io avevo trovato la testata disponibile) e porta sul colophon il numero di registrazione della vecchia edizione del ’75, abbondantemente decaduto.

Quel giornale – che la legge definisce “stampa clandestina” comportando con ciò anche implicazioni di carattere penale e che non viene mai depositato in copie d’obbligo in Procura e in Prefettura come stabilisce la normativa vigente (come si sarebbe potuta dimostrare, d'altra parte, un’attività ininterrotta dal 1975?) – a lungo produce “compiute pratiche” degli studenti tirocinanti del Laboratorio di Giornalismo della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Ateneo, che grazie anche agli articoli pubblicati su quella testata abusiva partecipano e superano esami di stato per giornalisti professionisti, in realtà da invalidare.

Non so perché l’Ateneo abbia operato questa scelta, né so perché - a fronte dell’ interesse che mostra oggi per il mio “Ateneo Palermitano” - a giugno del 2001, cioè quando la testata era ancora disponibile, ritenendo opportuno registrare al Tribunale un giornale on line, scelse un altro nome - "Ateneonline" -, mostrando con ciò palese disinteresse nei confronti della testata di più vecchia tradizione.

2002
Appreso l’accaduto, chiedo chiarimenti al Tribunale.
Lì scopro che per quella testata (decaduta) erano state richieste dal rettore Silvestri due variazioni (la legge sulla stampa consente variazioni solo su testate attive): la prima del giugno 2000 per sostituire nella direzione responsabile “la signora Patanè Francesca” con “la signora Marina Pino” (ma io non sono mai stata “direttore responsabile” di “Ateneo Palermitano” organo d’informazione ufficiale dell’Università, né tanto meno lo sono stata dell’edizione del ’75 quando non ero ancora nemmeno giornalista e nemmeno dipendente dell'Università di Palermo!) e la seconda nel gennaio 2001 per sostituire nella direzione responsabile “la signora Marina Pino” con il “prof. Antonio La Spina”.

Con un esposto-denuncia nel dicembre del 2002 segnalo tutto quello di cui ero venuta a conoscenza all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, al Tribunale e alla Prefettura, com’è mio dovere di cittadina e a tutela della mia testata.

Quell’esposto mi procura il primo procedimento disciplinare messo in piedi dall’Amministrazione nei miei confronti.
Il procedimento parte da una lettera ai vertici politico-amministrativi dell’Ateneo, datata febbraio 2003, con la quale Dario Fidora, giornalista e collaboratore esterno del Laboratorio di Giornalismo, segnala l’accaduto.
Allegata agli atti ufficiali del “processo” anche una "memoria di chiarimenti redatta presumibilmente dal prof. Dario Fidora" - come si legge sul verbale di avvio del procedimento disciplinare - in realtà, un  documento anonimo.
A nulla vale la dettagliata memoria difensiva presentata in quell’occasione: nonostante la validità delle argomentazioni, vengo “condannata”. La sentenza: quattro ore di retribuzione da sottrarre allo stipendio.

Intanto in Procura, dove il mio esposto nel frattempo era pervenuto, il sostituto cui era stata affidata la pratica prova a convincermi che la violazione dell’art. 16 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, quello relativo alla “Stampa clandestina” e che prevede anche la reclusione fino a due anni, compete al diritto amministrativo e non anche a quello penale…

Fine della storia. Il resto è cronaca.


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