settembre 2007 numero 69

attualità
L’Università? Meglio in bikini…
Pubblichiamo (con un po’ di ritardo) l’ intervista a Federico Portoghese, direttore amministrativo dell’Università di Catania. Un’esclusiva di “Ateneo Palermitano”
 

di  Francesca Patanè

nella foto: Federico Portoghese

Come fa a non sclerare con tutti quegli squilli di cellulare è un mistero. C’è lo squillo dell’sms, quello dell’agenda elettronica, quello che gli segnala la carica… E il bello è che li riconosce tutti. “E questo qual è?” gli faccio, dopo cinque minuti che non ne posso più. “E’ quello dell’Ansa” risponde lui “Guardi un po’ (e mi avvicina il display del suo telefonino)… Quest’anno in spiaggia bikini o intero?”. “E’ un bel problema… dipende… lei che dice?”, “Intero” fa lui “è più elegante”.
“E l’Università italiana, Signor Direttore? Con quale costume la vedrebbe meglio?”. “In bikini, naturalmente!”.

Federico Portoghese, 54 anni portati alla Richard Gere, una terribile, deliziosa inflessione etnea, timido q.b. tranne che nella scelta delle cravatte – più gialla che blu quella indossata per incontrarmi - direttore amministrativo dell’Università di Catania, non ci casca (non per niente è catanese): “L’intero copre…”.
Eh già, l’intero copre. E invece l’Università scoperta deve stare, scoperta e trasparente.
“E i bilanci? - gli dico io, provando a stenderlo - quasi mai sono pubblici…” .
“I nostri lo saranno a breve” fa lui, che alla mia dose di arsenico non risponde nemmeno con un mal di pancia.  

- Dottore Portoghese, che si può chiedere, secondo lei, a un direttore amministrativo?

- Nuovo?

- Nuovo, vecchio, come vuole. Certo a uno troppo nuovo non si chiede niente, che può dire? Lei però oramai tanto nuovo non è: c’è ormai da otto mesi…

- Da direttore amministrativo, perché all’Università di Catania ci lavoro da trent’anni!
Che mi si può chiedere… Come mi trovo, per esempio... (Direttore, lei mi può dire qualsiasi cosa, però me la deve dire a voce alta, sa… il registratore…”). Conoscere l’ambiente aiuta, perché credo che un direttore amministrativo non abbia solo un ruolo di rappresentanza, ma di “partecipazione militante”, all’interno dell’Istituzione. Perciò, se non è nuovo dell’ambiente parte avvantaggiato. I compiti di un direttore amministrativo dell’Università, a mio avviso, sono essenzialmente tre e riguardano l’organizzazione, il personale e gli studenti. Per quanto riguarda il nostro personale, sapevamo già che l’Università di Catania aveva dei problemi: dal 2001 non c’è più stata progressione, né verticale né orizzontale. Inoltre c’era il problema del precariato “storico”, arrivato a livelli inaccettabili. Dunque il mio primo intervento è stato quello di stabilizzare 44 unità di personale, i cosiddetti Lpu (lavoratori di pubblica utilità, n.d.r.) e di aumentare le ore di lavoro dei precari, da 18 a 33. Per gli strutturati, invece, ho già attivato i tavoli sindacali. Uno degli ultimi interventi – che ci ha collocati ai primi posti nello scenario nazionale – è stato quello che ci ha messo a disposizione la Finanziaria, a vantaggio del personale a tempo determinato e dei co.co.co. (Ateneo Palermitano n. 66/2007, n.d.r.).

- Visto che discutiamo di personale, parliamo anche di qualità…

- L’Ateneo ha molte professionalità al suo interno: il problema sta, piuttosto, nella distribuzione, a suo tempo non pianificata, e anche nell’uniformità qualitativa delle diverse professionalità presenti.

- E come pensate di risolvere?

- Con la riorganizzazione del settore nell’ambito di una logica dei servizi, e con la formazione mirata.

- Torniamo alle linee fondamentali di intervento di cui accennava prima.

- Per quanto riguarda l’organizzazione, stiamo procedendo a una ricognizione dei servizi, dalle biblioteche, ai laboratori, dall’asse didattico, a quello amministrativo. In alcune cose siamo molto avanti, in altre molto indietro.

- Per esempio?

- Andiamo male rispetto ai servizi agli studenti, per esempio: mancano i sistemi informatici come quelli per l’iscrizione on line, mancano spazi sufficienti, mancano residenze per i fuori sede. E questa è l’altra linea di intervento su cui dover agire al più presto.

- Oggi gli argomenti del giorno in tema di Università sono bilanci e deficit: il ministro taglia, gli Atenei piangono, gli studenti soffrono e i servizi chiudono… La sua ricetta?

- Se mancano i soldi c’è poco da fare! Purtroppo dal 2001 gli adeguamenti stipendiali dei docenti pesano sul budget delle Università e questo incide notevolmente sulle loro finanze. Certi Atenei pare abbiano addirittura programmato la chiusura entro il 2010! Quest’anno, per esempio, ci verranno a mancare oltre quattro milioni di euro: è bello fare progetti, ma poi occorre fare i conti con la realtà…

- Dunque non c’è soluzione.

- Aspettando le decisioni ministeriali credo sia opportuno fare interventi “intelligenti”, laddove, cioè, il Ministero ha scelto di investire di più con una maggiore erogazione di fondi: com’è il caso, per esempio, della 338 del 2000 - la legge sulle residenze per gli studenti - per la quale ha messo a disposizione circa 278 milioni di euro. Comunque, di converso, bisogna pure precisare che non sempre per realizzare bei progetti occorrono tanti soldi: glielo dice un vecchio dirigente dell’area finanziaria! Certi interventi si possono realizzare pure in economicità.

- Dottore Portoghese, in genere un direttore amministrativo “ha” i numeri, ma non “dà” i numeri (qualcuno sì, però…): posso chiederle di fare un’eccezione per Ateneo Palermitano mettendoci a disposizione i bilanci dell’Università di Catania?

- Per esperienza le dico che dai bilanci consuntivi si vede poco, come generalmente dai bilanci pubblici, che hanno al loro interno voci molto articolate. Meglio guardare agli indicatori, alle classiche voci di entrata e di uscita, le cosiddette “macrovoci di bilancio”: le entrate contributive, le entrate statali e le entrate proprie e poi le spese stipendiali e tutte le spese relative all’attività di funzionamento.

- Scusi l’ignoranza, ma se i bilanci sono documenti pubblici, come mai le Università non li rendono pubblici?

- Noi siamo in regola: i nostri bilanci saranno pubblicati a breve.

- Per chiudere l’argomento: barboni, borghesi, benestanti o facoltosi? Scelga un aggettivo per gli Atenei italiani.

- Difficile ’sta cosa… Borghesi, credo… Barboni?… forse ci arriveremo!

- Lei ha visto la gestione del precedente rettore Latteri e ora sta vedendo quella del professore Recca. Che cosa trova di analogo e di radicalmente diverso, tra le due?

- Ferdinando Latteri e Tony Recca sono caratterialmente molto diversi e questo si riflette anche sul loro operato. Di analogo c’è il senso d’appartenenza, il senso dello Stato. Diverse sono le logiche di gestione dell’Ateneo, ma ogni rettore ha le sue. Personalmente, come direttore amministrativo, mi rispecchio molto bene nei programmi dell’attuale rettore, perché è un programma operativo, come piace a me. A me piace fare…

- Direttore, qualcuno dice che non c’è, qualche altro che è fisiologica, qualche altro ancora che, se non ci fosse, bisognerebbe inventarla… Parliamo di malauniversità, naturalmente, e di baroni accademici… Vorrei raccogliere il suo parere.

- L’esistenza del baronato accademico si ripercuote nel sistema universitario nel suo complesso: nella ricerca, per esempio. All’estero i fondi per la ricerca sono destinati ai giovani, non ai baroni.

- Io mi riferivo in particolare al sistema dei concorsi … Esiste o non esiste concorsopoli, secondo lei?

- Esiste, e a livello ministeriale ci si è posto già in passato il problema, cercando di risolverlo con una normativa più adeguata che prevedesse i concorsi in ambito nazionale.

- Mi tolga una curiosità: lei com’è, come direttore amministrativo?
Come quelli che innalzano i muri di gomma delle loro segreterie per non essere scocciati dalle visite?

- Tutt’altro! Guardi la mia agenda… (tira fuori un’agendina rossa, molto “vissuta”, n.d.r.) Io ricevo tutti e telefono a tutti. E lavoro dalle dodici alle quindici ore al giorno.

- Che vorrebbe dire da queste pagine a tutti i suoi colleghi?

- Che dobbiamo fare quadrato…

- Contro chi, se è lecito?

- Contro nessuno! Dobbiamo fare quadrato perché tutti quanti abbiamo gli stessi problemi.



Fine dell’intervista. Totale trilli (del suo cellulare): ventitré. Che sommati ai quintali di fumo passivo provenienti dalle sue sigarette hanno prodotto un bilancio sicuramente negativo (per la salute psicofisica della sua interlocutrice).
Direttore, un consiglio, se possiamo permetterci: quando farà i bilanci dell’Ateneo butti via le sigarette. E spenga il cellulare.
 


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