settembre 2007 numero 69

attualità
Tutta l’Università è paese
Da Nord a Sud brogli ai test di ammissione alle Facoltà a numero programmato. Medicina in pole position
 

di  f. p.

Bari, Messina, Chieti, Roma, Bologna. La malauniversità si diffonde sul territorio e allarga i suoi confini d’interesse: dall’ambito dei concorsi per docenti (il più battuto) a quello dei test d’ammissione alle Facoltà a numero programmato, Medicina in primis. Tema vecchio, per la verità, che si ripropone ogni anno un po’ qua e un po’ là, ma che ora è esploso da Nord a Sud dello Stivale, Isole comprese, nella sua contemporanea gravità.
Ed è accaduto di tutto: buste aperte prima dell’esame; genitori iscritti ai test per aiutare i figli candidati a svolgere le prove; ottomila euro per frequentare corsi di preparazione con garanzia di "assistenza" durante la prova, che poi sarebbero dovuti lievitare a trentamila nel caso di successo, cioè di test superato. E questo soltanto per entrare, cioè per diventare studenti.
Da studenti però – le cronache ne sono piene – la storia non cambia: esami in cambio di prestazioni sessuali al docente di turno, curricula di studi falsificati in cambio di bustarelle all’amministrativo connivente, mazzette allungate al bidello inserito nel giro del mercato delle tesi di laurea per l’acquisto di dissertazioni finali preconfezionate e pronte all’uso.

Una vergogna (ma verrebbe da dire uno schifo) tipicamente italiana che fa venire voglia di chiudere, senza mezze misure e senza pietà, tutti gli Atenei nostrani. E pazienza se ad andarci di mezzo potrebbe essere quell’unico – sempre che almeno uno ci sia – veramente pulito.
Liberare gli Atenei da corrotti e corruttori, d’altra parte, è l’impegno del ministro del Mur Fabio Mussi, che a un incontro con l’Alto Commissario contro la corruzione nella Pubblica Amministrazione Achille Serra ha chiesto collaborazione “per colpire duramente i responsabili”, ma anche per “identificare le dimensioni esatte del fenomeno”. “Bisogna colpire chi ha comprato e venduto” – ha detto Mussi – “ma tendere la mano a chi si è impegnato e comportato correttamente”.

Al di là della dichiarazione d’intenti del ministro, ormai è chiaro: le Università italiane sono tutte da reinventare. Secondo gli esempi che vi piacciono di più – americano, inglese, australiano, persino thailandese (già, com’è l’Università in Oriente?) – non importa, tanto ci vuole poco a creare un’Università migliore di quella italiana: basta che non sia quella italiana.
Intanto da Nord a Sud la Guardia di Finanza, dopo una serie di intercettazioni con rilevatori di ultima generazione, sta effettuando perquisizioni e sequestri e pare stiano già cominciando a fioccare diversi avvisi di garanzia, ma sui nomi è top secret.

Quanto a Messina (ma anche a Palermo, con un’unica diretta concorrente oltre lo Stretto: Bari), pare che lì siano concentrati i migliori cervelli nazionali e che tutti quanti questi cervelli abbiano concorso per entrare a Medicina. Almeno stando ai punteggi riportati dai candidati e pubblicati sul sito del Mur.
La media dei punteggi dei primi dieci classificati colloca infatti a sorpresa Messina, con il risultato di 71,18, al top. Fra l'Ateneo siciliano e Università italiane di gran lunga più prestigiose come la Bicocca di Milano che ha quasi 10 punti di distacco, c’è lo spazio di un oceano. Per non parlare di Atenei più piccoli, dove il dato diventa paradossale: la media degli studenti di Sassari, per esempio, è quasi di 20 punti inferiore a quella di Messina. Differenza che si attesta sui 15 punti per l'Università di Salerno e sui 14 per quella di Ferrara.
Dunque i primi 80 classificati nella città dello Stretto sono più bravi del primo classificato a Sassari e il primo della Bicocca di Milano a Messina si sarebbe piazzato al 32° posto.

Ma è il numero complessivo di coloro che sono riusciti a superare la barriera dei 70 punti l'indicatore che dà un’idea più chiara di quanto i candidati messinesi abbiano sacrificato sui libri la loro estate pur di presentarsi superpreparati all'appuntamento con i test di ammissione: su oltre 42 mila candidati, sono stati solo 18 i ragazzi che hanno riportato un punteggio superiore o uguale a 70 punti. Indovinate un po’ la maggior parte di dov’era? Di Messina (9) e di Bari (4). Un solo candidato-genio a Napoli, Foggia, Reggio Emilia, Pavia e Udine. Nessuno in tutte le altre Università italiane.

“Quando ci sono delle anomalie statistiche – ha dichiarato il ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, riferendosi al caso-Medicina di Messina - bisogna capire il perché''.

Intanto, geni o deficienti, le giovani leve di Messina cominciano a tremare… in data retroattiva. La Guardia di Finanza ha infatti sequestrato tutta la documentazione dei test di ammissione a Medicina del 2005 a seguito della denuncia per irregolarità di un candidato escluso.

A cavalcare l’onda di quest’ultimo scandalo di malauniversità è nel frattempo tornato chi - contrario al numero programmato – ne denuncia il sistema, che giudica fallimentare e datato, dimenticando però - non entrando nel merito delle argomentazioni – che la pericolosità di uno strumento non sta nello strumento, ma nel modo in cui si usa.
Un esempio? Il martello, con cui si può appendere un quadro o spaccare la testa a un avversario.
Un altro esempio? L’autonomia delle Università.

 


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